{"id":2304,"date":"2026-03-09T16:32:39","date_gmt":"2026-03-09T16:32:39","guid":{"rendered":"https:\/\/apsmiranda.org\/salottodimiranda\/?p=2304"},"modified":"2026-03-10T12:26:52","modified_gmt":"2026-03-10T12:26:52","slug":"cinemino-clandestino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/apsmiranda.org\/salottodimiranda\/2026\/03\/09\/cinemino-clandestino\/","title":{"rendered":"Cinemino Clandestino"},"content":{"rendered":"\n<iframe \n  data-src=\"https:\/\/thepaperlab.github.io\/cinemino_clandestino\" \n  width=\"100%\" \n  height=\"960 px\" \n  frameborder=\"0\"\n  style=\"border:none;\" src=\"data:image\/svg+xml;base64,PHN2ZyB3aWR0aD0iMSIgaGVpZ2h0PSIxIiB4bWxucz0iaHR0cDovL3d3dy53My5vcmcvMjAwMC9zdmciPjwvc3ZnPg==\" class=\"lazyload\" data-load-mode=\"1\">\n<\/iframe>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><a href=\"https:\/\/apsmiranda.org\/regalini\/events\/cinemino-clandestino\/\">Dicci se verrai<\/a><\/h2>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>CINEMINO CLANDESTINO<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Cinque documentari. Cinque luned\u00ec sera. Una sola domanda: come si resiste a chi controlla le immagini, l&#8217;informazione, le idee?<\/p>\n\n\n\n<p>Il Cinemino Clandestino traccia una mappa, dal sabotaggio mediatico degli anni Novanta fino alle battaglie sul copyright nell&#8217;era digitale, passando per le infiltrazioni nei palazzi del potere e il d\u00e9tournement situazionista.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>I. Il nome come arma &#8211; Identit\u00e0 collettiva e sabotaggio mediatico<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Luned\u00ec 13 aprile \u00b7 Luther Blissett \u2013 Informati, credi, crepa<\/strong> (Dario Tepedino, 2019)<\/p>\n\n\n\n<p>Si comincia dalle origini. Negli anni Novanta, in Italia, un gruppo di artisti, attivisti e provocatori adotta un nome collettivo, Luther Blissett, e lo trasforma in uno strumento di guerriglia culturale. Falsi scoop, beffe ai media, operazioni di disinformazione consapevole: il progetto Luther Blissett non attacca il sistema con slogan o cortei, ma con la sua stessa logica. Usa i media contro i media, l&#8217;informazione contro l&#8217;informazione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 il punto di partenza obbligato: prima di capire come si smonta il mondo dello spettacolo, bisogna capire come funziona, e chi per primo ha trovato le falle.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>II. Il teatro del reale &#8211; Performance, infiltrazione e satira politica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Luned\u00ec 20 aprile \u00b7 The Yes Men Fix the World<\/strong> (Bichlbaum, Bonanno, Engfehr, 2009)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luned\u00ec 27 aprile \u00b7 <strong>La soci\u00e9t\u00e9 du spectacle<\/strong><\/strong> (Guy Debord, 1974)<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo momento della rassegna mette a confronto due modi di smascherare lo spettacolo del potere: uno attraverso l&#8217;azione diretta, l&#8217;altro attraverso la teoria.<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Yes Men Fix the World<\/em> porta a compimento la logica del sabotaggio mediatico: il duo di attivisti si presenta alle conferenze internazionali nei panni di dirigenti di Dow Chemical e dell&#8217;OMC, annuncia risarcimenti miliardari per le vittime di Bhopal, propone di trasformare i caduti in Iraq in hamburger energetici. L&#8217;assurdo diventa credibile perch\u00e9 il sistema \u00e8 gi\u00e0 assurdo, e i media abboccano ogni volta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>The Society of the Spectacle<\/em> \u00e8 il contrappunto teorico: Guy Debord costruisce il suo film esattamente come costruiva le sue idee, attraverso il d\u00e9tournement, il montaggio di immagini rubate alla pubblicit\u00e0, al cinema, alla televisione, riutilizzate per dire il contrario di ci\u00f2 per cui erano state prodotte. \u00c8 il 1974, ma il testo, e il film, parlano di oggi con una precisione che fa paura.<\/p>\n\n\n\n<p>Insieme, i due film pongono la domanda centrale della rassegna: <em>lo spettacolo pu\u00f2 essere sovvertito dall&#8217;interno, o bisogna cambiare il palcoscenico?<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>III. La cultura come bene comune &#8211; Copyright, mercato e creativit\u00e0 radicale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p><strong>Luned\u00ec 4 maggio \u00b7 Exit Through the Gift Shop<\/strong> (Banksy, 2010)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Luned\u00ec 11 maggio \u00b7 Good Copy Bad Copy<\/strong> (Johnsen, Christensen, Moltke, 2007)<\/p>\n\n\n\n<p>La terza sezione affronta il nodo che lega tutte le precedenti: chi possiede le immagini, i suoni, le idee?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Exit Through the Gift Shop<\/em> \u00e8 la pi\u00f9 ambigua e forse la pi\u00f9 geniale della rassegna. Banksy, il pi\u00f9 famoso artista anonimo del mondo, racconta la storia di un videomaker che lo segue ossessivamente, salvo poi reinventarsi come artista di successo senza aver mai fatto nulla di originale. \u00c8 un documentario sulla street art, ma anche una trappola: una riflessione corrosiva su cosa succede quando la creativit\u00e0 radicale viene assorbita dal mercato, su come il sistema riesce a vendere persino la propria critica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Good Copy Bad Copy<\/em> chiude il cerchio con una domanda pratica e urgente: in un&#8217;epoca in cui tutta la cultura \u00e8 copia, remix, campionamento, mashup, chi ha il diritto di decidere cosa \u00e8 lecito? Il film gira il mondo tra produttori di musica brasiliani, pirati nigeriani e giuristi americani, costruendo un ritratto del conflitto tra copyright e creativit\u00e0 che \u00e8, in fondo, il conflitto tra chi vuole privatizzare la cultura e chi vuole che resti comune.<\/p>\n\n\n\n<p>Ingresso libero. Salotto di Miranda, Torino.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dicci se verrai CINEMINO CLANDESTINO Cinque documentari. Cinque luned\u00ec sera. Una sola domanda: come si resiste a chi controlla le immagini, l&#8217;informazione, le idee? Il Cinemino Clandestino traccia una mappa, dal sabotaggio mediatico degli anni Novanta fino alle battaglie sul copyright nell&#8217;era digitale, passando per le infiltrazioni nei palazzi del potere e il d\u00e9tournement situazionista. 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